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La metafora del viaggio… La metafora della vita: la fiaba custodisce l’anelito dell’uomo, le sue domande ed i suoi dubbi, senza oltraggiare il mondo di vissuti che lega all’esperienza concreta del reale. Siamo tutti in viaggio verso una meta sconosciuta e viaggiando incontriamo altri viandanti con cui condividere, per brevi ed intensi attimi, il cammino incerto e affascinante della vita. La dimensione sognante consente “il volo”, per sublimare i desideri e le fantasie, continuare a porre domande e a dare risposte che si elevano a verità. Le semplici verità che tolgono il fiato, che avvolgono e consolano con il tepore della fiamma che alimenta gli animi e accoglie i pellegrini, naufraghi d’identità, offrendo loro un riparo dalle intemperie delle scelte insolute, dei tesori cercati e mai trovati. Nella fiaba, nel racconto di storie impossibili, che non conoscono frontiere e si spingono oltre le colonne dell’intelletto verso il “sentire” puro, si circoscrive l’essenza di un bisogno ancestrale ed arcano, come l’immenso mistero che circonda l’universo, in cui è possibile ritrovarsi e stringersi nell’afflato cosmico, per sentire di appartenere alla magia dell’esistenza, che non ha spazio e non ha tempo, che è sempre e per sempre sarà… Così, in quell’attimo eterno, ci si può sedere accanto al focolare, sotto i raggi di una luna affettuosa, per lasciare che i protagonisti di tutte le fiabe, di tutti i tempi, compaiano in un carosello di giostre e cavalli, per rivelare il segreto che ogni storia custodisce: il dono incantato di una saggia, Nonna Elia, che, cullandosi sulla sedia di ciliegio antico, nell’aura felina di gatti dormienti, attraverso le voci dei tanti cantori, gli autori di questa collana, suggestivamente dia inizio alle danze, regalando ai lettori, grandi e piccoli, un riverbero di immortalità per poter seminare il sogno e sperare che, all’infinito, germogli nei nostri cuori.

 

Divina Lappano

 


 

Non ho mai scritto una favola. Da tanto ne avevo l’intenzione e il desiderio. E non sono nemmeno certo che il presente libro possa rientrare in tale categoria. Sta di fatto che l’idea mi è stata suggerita da un’amica ed io l’ho colta al “volo”, tanto da scegliere questa parola per il titolo. L’ho sentita come una sfida e mi sono detto: “Va bene, ci proverò!”. Questo è il risultato. Ogni favola ha una morale. In questa ognuno può ritrovare la sua. Ed io spero che possa servire da stimolo ai ragazzi che si affacciano alla vita, ma anche agli adulti distratti dalle tante preoccupazioni quotidiane. Di fatto è un invito alla riflessione, il tentativo di scoprire o riscoprire di possedere il dono dell’immaginazione, di essere soggetti o oggetti di desideri, persone con una facoltà che chiamiamo “sogno” di cui conosciamo ancora così poco. La scelta, che origina dalla ragione e dal cuore, dalla volontà e dal desiderio di restare o partire per un’avventura, dipende esclusivamente da noi. Nel testo realtà e fantasia si fondono, ma il tema centrale è la ricerca che ognuno di noi, adolescente, giovane, donna o uomo deve intraprendere prima o poi per dare un senso all’esistenza, al perché della vita e della morte, alle manifestazioni della natura, che siano di bellezza o di distruzione. L’invito ad un viaggio che forse molti lettori di queste pagine hanno già avviato, ma che vuole indirizzarsi soprattutto a coloro che devono ancora iniziarlo, anche immaginando solo per un momento di essere una rondine, un cane, un fenicottero o un eremita. Quello che ho scritto, con tutti i limiti che vi riconosco, è esclusivamente frutto della mia fantasia, ma se pure avesse riferimento ad una situazione concreta, il suo vero scopo è quello di farne parte ad un pubblico più esteso. E sarò lieto se riuscirà a far riflettere anche per un momento sulla condizione umana, inserita in un contesto più ampio, sia temporale, sia spirituale o di altra natura.

 

Introduzione di Giacomo Guglielmelli

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